Se oggi si torna a parlare del valore delle società sportive che vivono l’Arno e della necessità di coinvolgerle nei progetti di riqualificazione delle sponde, c’è una vicenda che non può essere ignorata: quella della Rari Nantes Florentia.
Prima di discutere del futuro del fiume, è necessario ricordare chi, in questi anni, ha difeso concretamente un patrimonio pubblico della città quando quel patrimonio era destinato a scomparire.
La sede di Lungarno Ferrucci, casa storica della Rari Nantes Florentia, nel 2013 rischiava l’abbattimento. Non era una semplice ipotesi, ma un percorso definito, sostenuto da atti e procedure degli enti competenti.
Oggi quella sede è ancora in piedi grazie alle battaglie legali portate avanti dal presidente Andrea Pieri e dalla Rari Nantes Florentia: tredici anni di processi, costi economici, legali, morali e gestionali, affrontati non per difendere un interesse privato, ma per tutelare un bene pubblico, un impianto comunale e un presidio sportivo e sociale della città.
In questi anni, la Rari non si è limitata alle aule di tribunale. Ha continuato a prendersi cura dell’impianto, sanando, regolarizzando, condonando dove necessario e richiedendo perizie idrauliche sempre a proprie spese, per rafforzare con atti formali la propria piena legittimazione a esistere, operare e svolgere un servizio per Firenze.
Durante il contenzioso, la società non ha mai abbandonato il servizio né rinunciato alla propria funzione pubblica. Ha continuato a garantire corsi, allenamenti, attività sportiva e presidio sociale anche nei momenti più difficili: dalla crisi del Covid-19 agli aumenti vertiginosi dei costi di gestione dovuti al rincaro energetico.
Mentre sosteneva spese legali, manutenzioni e responsabilità amministrative, la Rari ha mantenuto continuità, sicurezza e un profilo sportivo di altissimo livello, fino alla qualificazione olimpica di cinque atleti e di un tecnico alle Olimpiadi di Parigi 2024.
La Florentia e Pieri hanno impedito che un bene pubblico venisse demolito. Hanno difeso in tribunale una sede oggi pienamente rientrata nel patrimonio comunale e, nel frattempo, hanno continuato a mantenerla viva.
Per questo, nella nuova fase di attenzione istituzionale verso l’Arno, la vicenda della Florentia non può restare ai margini. Dopo tredici anni di battaglie legali, chiuse nel marzo 2024 con l’assoluzione in appello, dopo i costi sostenuti, i danni economici e morali subiti e il servizio garantito alla città, il ruolo della Rari Nantes Florentia e del presidente Andrea Pieri non può essere liquidato con un semplice grazie.
Non è una richiesta di privilegio, ma una questione di equità istituzionale. La sede di Lungarno Ferrucci è ancora lì perché qualcuno ha scelto di difenderla quando era destinata all’abbattimento. Oggi quel bene resta nella disponibilità della città, senza che le istituzioni abbiano sostenuto i costi umani, economici e giudiziari di quella difesa.
Il conto alla rovescia è cominciato. La sede è salva, il bene è tornato alla città, ma il peso di tredici anni di battaglie è rimasto sulle spalle della Rari Nantes Florentia. Ora la domanda non può più essere evitata: chi pagherà il conto?

